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23) La filosofia prima
I primi due capitoli del primo libro della Metafisica sono
particolarmente significativi. Aristotele inizia l'opera con
questa frase: Tutti gli uomini hanno un innato desiderio di
sapere. Nel secondo capitolo troviamo un altro passo da meditare
attentamente: Tutte le altre scienze saranno pi necessarie di
questa [la filosofia], ma superiore nessuna (983a 10).
Aristotele sottolinea poi la specificit degli uomini nei
confronti degli animali, individuata nel loro essere dotati di
ragione, e l'importanza della facolt astrattiva della ragione
stessa al fine di raggiungere il livello della conoscenza
scientifica. Attenzione alla parola scienza: si tratta di un
tentativo di tradurre la parola greca epistme, che significa
propriamente conoscenza che si pone al di sopra (ep-stemi),
quindi pi generale, pi profonda, pi solida.
Metafisica, 980a 21-983a 21 (vedi manuale pagine 11 e 129-130).
    1   [980 a] [...] Tutti gli uomini per natura tendono al
sapere [to eidnai]. Segno ne  l'amore per le sensazioni:
infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche
indipendentemente dalla loro utilit, e, pi di tutte, amano la
sensazione della vista: in effetti, non solo ai fini dell'azione,
ma anche senza avere alcuna intenzione di agire, noi preferiamo il
vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo
sta nel fatto che la vista ci fa conoscere pi di tutte le altre
sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose.
    2   Gli animali sono naturalmente forniti di sensazione; ma,
in alcuni, dalla sensazione non nasce la memoria, in altri,
invece, nasce. [980 b] Per tale motivo questi ultimi sono pi
intelligenti e pi atti ad imparare rispetto a quelli che non
hanno capacit di ricordare. Sono intelligenti, ma senza capacit
di imparare, tutti quegli animali che non hanno facolt di udire i
suoni (per esempio l'ape e ogni altro genere di animali di questo
tipo); imparano, invece, tutti quelli che, oltre la memoria,
posseggono anche il senso dell'udito.
    3   Orbene, mentre gli altri animali vivono con immagini
sensibili e con ricordi, e poco partecipano dell'esperienza, il
genere umano vive, invece, anche d'arte e di ragionamenti. Negli
uomini, l'esperienza deriva dalla memoria: infatti, molti ricordi
dello stesso oggetto giungono a costituire un'esperienza unica.
[981 a] L'esperienza, poi, sembra essere alquanto simile alla
scienza e all'arte: in effetti, gli uomini acquistano scienza e
arte attraverso l'esperienza. L'esperienza, infatti, [...],
produce l'arte, mentre l'inesperienza produce il puro caso. L'arte
si genera quando, da molte osservazioni di esperienza, si forma un
giudizio generale ed unico riferibile a tutti i casi simili.
        [...].
    4   Orbene, ai fini dell'attivit pratica, l'esperienza non
sembra differire in nulla dall'arte; anzi, gli empirici riescono
anche meglio di coloro che posseggono la teoria senza la pratica.
E la ragione sta in questo: l'esperienza  conoscenza dei
particolari, mentre l'arte  conoscenza degli universali; ora,
tutte le azioni e le produzioni riguardano il particolare: infatti
il medico non guarisce l' uomo se non per accidente, ma guarisce
Callia o Socrate o qualche altro individuo che porta un nome come
questi, al quale, appunto accade di essere uomo. Dunque, se uno
possiede la teoria senza l'esperienza e conosce l'universale ma
non conosce il particolare che vi  contenuto, pi volte sbaglier
la cura, perch ci cui  diretta la cura , appunto, l'individuo
particolare.
    5   E, tuttavia, noi riteniamo che il sapere e l'intendere
siano propri pi all'arte che all'esperienza, e giudichiamo coloro
che posseggono l'arte pi sapienti di coloro che posseggono la
sola esperienza, in quanto siamo convinti che la sapienza [t
eidnai], in ciascuno degli uomini, corrisponda al loro grado di
conoscere [tn sophan]. E, questo, perch i primi sanno la causa,
mentre gli altri non la sanno. Gli empirici sanno il puro dato di
fatto, ma non il perch di esso; invece gli altri conoscono il
perch e la causa.
    6   Perci noi riteniamo che coloro che hanno la direzione
nelle singole arti siano pi degni di onore e posseggano maggiore
conoscenza e siano pi sapienti dei manovali, [981 b] in quanto
conoscono le cause delle cose che vengon fatte; invece i manovali
agiscono, ma senza sapere ci che fanno, cos come agiscono alcuni
degli esseri inanimati, per esempio, cos come il fuoco brucia:
ciascuno di questi esseri inanimati agisce per un certo impulso
naturale, mentre i manovali agiscono per abitudine. Perci
consideriamo i primi come pi sapienti, non perch capaci di fare,
ma perch in possesso di un sapere concettuale e perch conoscono
le cause.
    7   In generale, il carattere che distingue chi sa rispetto a
chi non sa,  l'essere capace di insegnare: per questo noi
riteniamo che l'arte sia soprattutto la scienza [epistme] e non
l'esperienza; infatti coloro che posseggono l'arte sono capaci di
insegnare, mentre gli empirici non ne sono capaci.
    8   Inoltre, noi riteniamo che nessuna delle sensazioni sia
sapienza [sopha]: infatti, se anche le sensazioni sono, per
eccellenza, gli strumenti di conoscenza [gnsis] dei particolari,
non ci dicono, per, il perch di nulla: non dicono, per esempio,
perch il fuoco  caldo, ma solamente segnalano il fatto che esso
 caldo.
    9   E' logico, dunque, che chi per primo scopr una qualunque
arte, superando le comuni conoscenze sensibili, sia stato oggetto
di ammirazione da parte degli uomini, proprio in quanto sapiente e
superiore agli altri, e non solo per l'utilit di qualcuna delle
sue scoperte. Ed  anche logico che, essendo state scoperte
numerose arti, le une dirette alle necessit della vita e le altre
al benessere, si siano sempre giudicati pi sapienti gli
scopritori di queste che non gli scopritori di quelle, per la
ragione che le loro conoscenze non erano rivolte all'utile. Di
qui, quando gi si erano costituite tutte le arti di questo tipo,
si pass alla scoperta di quelle scienze che non sono dirette n
al piacere n alle necessit della vita, e ci avvenne dapprima in
quei luoghi in cui gli uomini erano liberi da occupazioni
pratiche. [...].
    10  E lo scopo per cui noi ora facciamo questo ragionamento 
di mostrare che col nome di sapienza [sopha] tutti intendono la
ricerca delle cause prime e dei princpi. Ed  per questo che,
come si  detto sopra, chi ha esperienza  ritenuto pi sapiente
di chi possiede soltanto una qualunque conoscenza sensibile: chi
ha l'arte pi di chi ha esperienza, chi dirige pi del manovale e
le scienze teoretiche pi delle pratiche.
    11  [982 a] E' evidente, dunque, che la sapienza [sopha] 
una scienza [epistme] che riguarda certi princpi e certe cause.
    12  Ora, poich noi ricerchiamo proprio questa scienza,
dovremo esaminare di quali cause e di quali princpi sia scienza
la sapienza. E forse questo diventer chiaro, se si considereranno
le concezioni che abbiamo del sapiente [sophs]. Noi riteniamo, in
primo luogo, che il sapiente conosca tutte le cose, per quanto ci
 possibile: non evidentemente che egli abbia scienza di ciascuna
cosa singolarmente considerata. Inoltre, reputiamo sapiente chi 
capace di conoscere le cose difficili o non facilmente
comprensibili per l'uomo (infatti la conoscenza sensibile  comune
a tutti, e, pertanto,  facile e non  affatto sapienza). Ancora,
reputiamo che, in ciascuna scienza, sia pi sapiente chi possiede
maggiore conoscenza delle cause e chi  pi capace di insegnarle
ad altri. Riteniamo anche, che, tra le scienze, sia in maggior
grado sapienza quella che  scelta per s al puro fine di sapere,
rispetto a quella che  scelta in vista dei benefici che da essa
derivano. E riteniamo che sia in maggior grado sapienza la scienza
che  gerarchicamente sopraordinata rispetto a quella che 
subordinata: infatti, il sapiente non deve essere comandato ma
deve comandare, n egli deve ubbidire ad altri, ma a lui deve
ubbidire chi  meno sapiente.
    13  Di tale natura e di tal numero sono, dunque, le
concezioni generalmente condivise intorno alla sapienza e intorno
ai sapienti. Ora, il primo di questi caratteri - il conoscere ogni
cosa - deve necessariamente appartenere soprattutto a chi possiede
la scienza dell'universale: costui, infatti, sa, sotto un certo
rispetto, tutte le cose <particolari, in quanto queste sono>
soggette <all'universale>. E le cose pi universali sono, appunto,
le pi difficili da conoscere per gli uomini: sono, infatti, le
pi lontane dalle apprensioni sensibili. E le pi esatte fra le
scienze sono quelle soprattutto che vertono intorno ai primi
princpi: infatti, le scienze che presuppongono un minor numero di
princpi sono pi esatte di quelle che presuppongono, altres,
l'aggiunta <di ulteriori princpi>, come ad esempio l'aritmetica
rispetto alla geometria. Ma  anche maggiormente capace di
insegnare, la scienza che maggiormente indaga le cause: infatti,
insegnano coloro che dicono quali sono le cause di ciascuna cosa.
Inoltre, il sapere ed il conoscere che hanno come fine il sapere e
il conoscere medesimi, si trovano soprattutto nella scienza di ci
che  in massimo grado conoscibile: infatti, colui che desidera la
scienza per se medesima, desidera soprattutto quella che  scienza
in massimo grado, e tale , appunto, la scienza di ci che  in
massimo grado conoscibile. [982 b] Ora, conoscibili in massimo
grado sono i primi princpi e le cause; infatti, mediante essi e
muovendo da essi si conoscono tutte le altre cose, mentre,
viceversa, essi non si conoscono mediante le cose che sono loro
soggette. E la pi elevata delle scienze, quella che pi deve
comandare sulle dipendenti,  la scienza che conosce il fine per
cui vien fatta ogni cosa; e il fine, in ogni cosa,  il bene, e,
in generale, nella natura tutta, il fine  il sommo bene.
    14  Da tutto ci che si  detto, dunque, risulta che il nome
che  oggetto della nostra indagine si riferisce ad una unica e
medesima scienza: essa deve speculare intorno ai princpi primi e
alle cause: infatti, anche il bene e il fine delle cose  una
causa.
    15  Che, poi, essa non tenda a realizzare qualcosa, risulta
chiaramente anche dalle affermazioni di coloro che per primi hanno
coltivato filosofia. Infatti gli uomini hanno cominciato a
filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre
da principio restavano meravigliati di fronte alle difficolt pi
semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi
problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i
fenomeni della Luna e quelli del Sole e degli astri, o i problemi
riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un
senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed  per
questo che anche colui che ama il mito , in certo qual modo,
filosofo: il mito, infatti,  costituito da un insieme di cose che
destano meraviglia. Cosicch, se gli uomini hanno filosofato per
liberarsi dall'ignoranza,  evidente che ricercano il conoscere
solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilit
pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo
dimostra: quando gi c'era pressoch tutto ci che necessitava
alla vita ed anche all'agiatezza ed al benessere, allora si
incominci a ricercare questa forma di conoscenza. E' evidente,
dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia
estraneo ad essa; e, anzi,  evidente che, come diciamo uomo
libero colui che  fine a se stesso e non  asservito ad altri,
cos questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera:
essa sola, infatti,  fine a se stessa.
    16  Per questo, anche, a ragione si potrebbe pensare che il
possesso di essa non sia proprio dell'uomo; infatti, per molti
aspetti la natura degli uomini  schiava, e perci Simonide dice
che Dio solo pu avere un tale privilegio, e che non 
conveniente che l'uomo ricerchi se non una scienza a lui adeguata.
E se i poeti dicessero il vero, e se la divinit fosse veramente
invidiosa,  logico che se ne dovrebbero vedere gli effetti
soprattutto in questo caso, e che dovrebbero essere sventurati
tutti quelli che eccellono nel sapere. [983 a] In realt, non 
possibile che la divinit sia invidiosa, ma, come afferma il
proverbio, i poeti dicono molte bugie; n bisogna pensare che
esista altra scienza pi degna di onore. Essa, infatti, fra tutte,
 la pi divina e la pi degna di onore. Ma una scienza pu essere
divina solo in questi due sensi: (a) o perch essa  scienza che
Dio possiede in grado supremo, (b) o, anche, perch essa ha come
oggetto le cose divine. Ora, solo la sapienza possiede ambedue
questi caratteri: infatti,  convinzione a tutti comune che Dio
sia una causa e un principio, e, anche, che Dio, o esclusivamente
o in grado supremo, abbia questo tipo di scienza. Tutte le altre
scienze saranno pi necessarie di questa, ma nessuna sar
superiore.
    17  D'altra parte, il possesso di questa scienza deve porci
in uno stato contrario a quello in cui eravamo all'inizio delle
ricerche. Infatti, come abbiamo detto, tutti cominciano dal
meravigliarsi che le cose stiano in un determinato modo: cos, ad
esempio, di fronte alle marionette che si muovono da s nelle
rappresentazioni, o di fronte alle rivoluzioni del Sole o alle
incommensurabilit della diagonale al lato: infatti, a tutti
coloro che non hanno ancora conosciuto la causa, fa meraviglia che
fra l'una e l'altro non vi sia una unit minima di misura comune.
Invece, bisogna pervenire allo stato di animo contrario, il quale
 anche il migliore, secondo quanto dice il proverbio. E cos
avviene, appunto, per restare agli esempi fatti, una volta che si
sia imparato: di nulla un geometra si meraviglierebbe di pi che
se la diagonale fosse commensurabile al lato.
    18  Si  detto, dunque, quale sia la natura della scienza
ricercata, e quale sia lo scopo che la nostra ricerca e l'intera
trattazione devono raggiungere.
 (Aristotele, Metafisica, Rusconi, Milano, 1994 2, pagine 3-15)

